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Andende a Bardanare. Sa notte, amigos mios, est iscura Che-i su trumentu; passat furiosu Su entu e sighit s'aba a istrasura. Su procalzu est betzu e sonnigosu E in cust'ora dromidu est che procu E no intendet nè dannu nè gosu, Non solu de intendere unu tzocu, Pro chi sas arulas sìene serente A su cuile 'e Bau 'e su Trocu. Leade sos fusiles lestramente "E andemus a fagher sa bardana" Gai nèidi in tonu prepotente, Mimia Monni cun boghe 'e campana In su cuile 'e s'àbile a sos pagos Amigos chi su notte acuilana Che a matzone subra sos serragos. Bobore Crispu, unu giovanu De vint'unu annos chi leiat sos tragos E los frundiat che fustes lontanu, E in sos atacos lestru e atrividu; Bi fit Frantziscu Mannu e Bustianu, Pili Martinu e Bobore Bandinu, Tres omines chi in totu vid'insoro Mai biu, ne mortu ana timidu In totu Nuoresu e Logudoro. "Avanti oh coraggiosa cumpagnia!" Narein a una oghe a unu coro Totus chimbe che una marrania. E s'avviein lestros, ben armados In mesu a su entu forte, a s'istratzia, Che una truma d'iscomunigados. (Antioco Casula - Montanaru) |
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Commento: Mancai Antiogu Casula (Montanaru) fèssidi sardu e àpada pintau is bardaneris a cumenti delinquentis (in custa poesia si còntat, scedau, de unu poburu procraxu becciu e sonnigosu vittima de una bardana) segundu a cantu narant is meris cuntinentalis, ca ndi chistionant de issus a cumenti genti prepotenti e chentza perunu scrupulu, custu est sceti una cara "negativa" de is bardaneris, cunsideraus de totus cumenti delinquentis e bandidus. Tocat de donai luxi noa po torrai beridadi a-i custa antighissima froma de resistentzia pupulari contras de s'invasori chi beniat de su mari (is invasoris de turnu): furat s'arricu e su poburu si ndi ddu torrat a pinnigai!. Difatis a fai una bardana ollia nai ca non fiat a fai una rapina o arratzia, ma un'atzioni repenti (fentomada fut sa bardana de Orosei cun prus de centu cavalieris, chi nd'iant pinnigau is benis de unu meri mannu de sienda) po fai biri ca is bardaneris (balentis) fiant contra a is dominadoris, nous e beccius, e contras a is arricus de is biddas e citadis sardas. Certu est, perou, ca tocat a cundennai cussu chi si nd'est aprofitau po s'arricai a is palas allenas, tirendindi onori a-i custa froma, torreus a nai de resistentzia populari sarda. Bardanas in donnia logu...contra onnia froma de prepotentzia strangia e locali!. Po-i custu si nau "atzia sa conca Populu Sardu e ghetanci a mari su prepotenti strangiu impari a sa tzerachia nosta". Su Bardaneri |
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giovedì, aprile 29, 2004
postato da: amara | 07:21 | commenti (2) mercoledì, aprile 28, 2004
postato da: amara | 23:35 | commenti (2) Fotocamera digitale: scatti da imprimere nella memoria da 16 mb. Gli altri scatti, nella memoria dei due, Bard e Mmarnademon, indelebili ed eterni nei meandri celebrali.Fotocamera digitale: scatti da imprimere nella memoria da 16 mb. Gli altri scatti, nella memoria dei due, Bard e Mmarnademon, indelebili ed eterni nei meandri celebrali. L'ultimo, impresso nella memoria digitale, il tramonto nel vulcano spento. Cosa ricorderanno quei due: l'elaborazione intima e personale di questi flash. Le emozioni e i sentimenti appartengono a loro, non possono essere di dominio pubblico. Il resto, quello che hanno visto, eccolo! ... in tre tranches. I. II. III. I loro occhi e il loro cuore hanno visto queste cose, gli altri potranno solo immaginarle.
postato da: Bardaneri | 09:57 | commenti (1) domenica, aprile 25, 2004 Tre flash ... on the road 1. 2. 3.
postato da: Bardaneri | 14:46 | commenti (3) giovedì, aprile 22, 2004 sulla strada della memoria
Sto osservando l'0rizzonte verso ovest. Il traghetto è già partito, e si mischia alla notte come una goccia di acqua in una pennellata di tempera. Col miocannocchiale a infrarossi, vedo bene la sagoma e le luci che lo posizionano alla vista degli altri. Non c'è problema. Siamo in molti ad essere trapiantati, proprio come gli eucalipti, quelli che lasciano un profumo speciale nell'aria. Chi si parcheggia un attimo sotto questi boschetti, di cui i margini delle strade, strette e contorte, sono pieni, rimane fermo, a capire, da dove viene quell'odore così particolare che ha l'aria in Sardegna. Questi alberi vengono da lontano. Non sono piante autoctone. Sono state importate per la loro capacità di crescere velocemente. Dopo i disboscamenti selvaggi, attuati dai vari colonizzatori, dai tempi dei Romani in poi, la necessità di trovare legname è diventata impellente. Proseguire allo scavo delle miniere, allo sfruttamento totale del territorio,....per il puntellamento delle gallerie. Questo mi diceva mio padre, che da giovanissimo, prima di sradicarsi, aveva lavorato nelle miniere della zona di Iglesias. Eccoci qui sulla penisola. A crescere inutilmente, perchè il mercato del lavoro nn ci richiede più. Come dannati?..oppure come fenicotteri rosa,cerchiamo il nostro stagno, senza nemmeno più sapere da dove arriviamo. (Amnesia, certo, dovuta ad uno stress post trapianto.) Succede questo. La penisola sta iniziando il rigetto. Mi avvicino al mare, sempre volentieri, e aspetto l'onda, nel caso che il traghetto sia già partito. E subito, appena l'acqua salmastra mi appoggia a terra, dall'altra parte, mi alzo, una scrollatina agli abiti, e finalmente riaggancio la mia storia originaria. Questa capacità di spostarmi sulle onde e trovarmi in Sardegna nel tempo di una telefonata, mi è stata trasmessa dagli antenati, più da vicino da mia nonna. Strega e saggia donna. Molto pratica e poco fumosa, appunto. Anche lei estirpata e trapiantata, ma in tarda età. Così posso mischiare le carte del tempo, e raggiungere prima il poi e poi il prima. --------- In direzione degli stagni con Barda ad osservare "sagentiarrubia". Sa genti arrubia è anche il titolo di un inserto che elaboriamo insieme, interno ad una rivista bimensile. I fenicotteri ci hanno ispirato per definire il percorso di questo lavoro. E da là siamo partiti per verificare quello che virtualmente abbiamo intrapreso insieme. Ripercorrendo una strada, quella della memoria. Io nn sono una grande chiacchierona. Prima scruto e osservo. Poi, la certezza di essere con una buona guida nn mi ha messo fretta. La curiosità grossa era verso di lui. Come lo immaginavo e come è nella realtà. Nel percorso comune, di martedì scorso, sulle strade della memoria postato da: amara | 19:53 | commenti (1)
Nei sentieri della nostra memoria. 2 Entrare a Cagliari dall'asse mediano ti dà un'altra dimensione. Tanto più se tieni una media oraria intorno ai 60/80 km. Hai subito modo di capire dove ti trovi. Certo l'ingresso dal porto è più classico. Ma anche da quì si capiscono molte cose. Cagliari: il centro del potere e dei gangli dei poteri della cosiddetta Borghesia Comporadora isolana. Eh si perchè a Cagliari, da sempre, anche grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo, si è stabilita l'èlite del "comando amministrativo" dell'isola. I figli e discendenti dei "potenti" e, talvolta dei "prepotenti", passando indenni in mezzo a tutte le varie dominazioni. Centro amministrativo, centro di potere, centro di scambi commerciali, centro di decisioni (anche se troppo spesso filtrate dal governo centrale). Dicevo che entrare dall'asse mediano ti permette di ottenere un'ottica differente. Subito ti trovi in mezzo ai palazzi popolari del C.E.P. e ... in un batter d'occhio, a sinistra, come un flash: lo stagno di Molentargius. Martedì mattina ci passavamo con la bard-mobile, io e mmarnademon, proprio in mezzo, i tergicristalli in azione, ancora un poco di pioggerellina, guardavamo, parlavamo, ci conoscevamo. Eravamo dove dovevamo essere. Da un lato Monte Urpinu (col suo splendido belvedere) dall'altro lo stagno. E commentavamo, la mia amica ricordava la sua infanzia e le rare volte che veniva a Cagliari, io a fare da Cicerone in mezzo al cemento metropolitano, entrambi con l'idea ben chiara in testa: andare a trovare il "phoenicopterus ruber" meglio conosciuto in limba come Sa Genti Arrubia. Sapere che, dopo vari tentativi andati a vuoto di nidificare in quella parte del mondo, i fenicotteri erano riusciti prepotentemente a stabilirsi con la dignità che meritavano, in barba a tutti gli gli studi ornitologici, e che si moltiplicavano a vista d'occhio ci inorgogliva. Tenacia e caparbietà, ma sopratuto concretezza, di questi volatili ci faceva capire che quella era l'inizio giusto e il sugello della nostra collaborazione. Scrivere, commentare, fotografare e parlare di loro, a pochi metri voleva dire scrivere e parlare di noi: popolo sardo sparso nel mondo, "disterraos", emigrati, ma sempre con la memoria dell'appartenenza. Insieme in questo viaggio della memoria. Così dicevamo, io e mm., appena giunti lì a pochi passi da loro, con la fotocamera digitale pronta ad immortalare il loro volo, la loro dignità , il loro esistere con fierezza, che corrispondeva alla nostra continua esistenza e resistenza. E così ricordavamo il mio post di "Vita quotidiana" dove sottolineavo che "Il popolo sardo è ancora vivo. Resiste. Nonostante le dominazioni di turno, esistiamo ancora. Non ci avete cancellato. Il nostro è un popolo tenace ...". Noi guardavamo loro dentro lo stagno, nella brezza marina e le poche gocce di pioggia rarefatte; alle nostre spalle il Poetto. Poco dopo un cafè ai chioschi. Due passi nella batigia, negli spruzzi delle onde che si infrangevano a riva, vicino alla Sella del Diavolo (zona militare!). Pronti per continuare il viaggio, verso un'altra meta stabilita. Prima di uscire da Cagliari era d'obbligo, però, vederla dall'alto, da Monte Urpinu e dal colle Buoncamino. Poi subito subito fuori città. Mentre scrivo mmarnademon ha già postato il secondo spicchio del suo racconto ... in sardegnaamoremio.blog.splinder.it , lo leggo e rileggo, insieme con la memoria di un popolo, per raccontare la nostra gente. Sa genti Arrubia. postato da: Bardaneri | 11:19 | commenti martedì, aprile 20, 2004 Nei sentieri della nostra memoria. 1 Mi sono chiesto un sacco di volte se gli scrittori americani della beat generation abbiano avuto le stesse sensazioni che ho avuto io ogni volta che ho intrapreso un viaggio; sto parlando di tutti i miei viaggi, a piedi o motorizzato, con mezzo proprio o altrui (magari in treno), all'interno della mia terra. Percorrendo le strade della nostra isola strette, pianeggianti, erte, fangose o acciottolate, in terra battuta o ... asfaltate. Le strade che prima di me hanno percorso i miei avi, nelle eterne transumanze, i miei conterranei e, in tempi più recenti, i camminatori del mondo (turisti stranieri o "continentali"). Il vantaggio di questi scrittori, dicevo, è stato quello di avere avuto la possibilità di scelta fra le larghe e comode autostrade, che incrociano e solcano gli States, e altrettante larghe, anche se disseminate di buche, che si snodano fra le varie contee. Vantaggio che qui ti puoi scordare, unica strada "larga" è la centrale S.S. 131, il resto sono per lo più strade strette un po' tortuose e curve, il tutto però ben distribuito nel continente Sardegna, ben più piccolo di quello americano ma pur sempre un continente, crogiolo di culture e parlate, risultato della dozzina di dominazioni, che la fanno "unica" al mondo. Quindi tali scrittori potevano scorrazzare "on the road" col cervello in libertà, in "walk about", come dire "svaporato". Unico svantaggio, non potevano percorrere le strade della memoria del loro popolo, perché le loro radici erano e sono oltreoceano, e lì piombarono soppiantando ed azzerando una cultura che viveva in simbiosi con la natura, quella dei "natives" indiani. Io, invece, ho quella fortuna. Mi muovo, cammino, percorro, penso, in lungo e largo i sentieri della memoria di un popolo, quello sardo. postato da: Bardaneri | 08:43 | commenti (1) lunedì, aprile 19, 2004 In su koile de su Bardaneri Fremente di curiosità, ho intrapreso un viaggio affascinante, con una persona particolarmente interessante. postato da: amara | 07:48 | commenti (3) mercoledì, aprile 07, 2004 Su bandidu arzanesu. La storia sarda è costellata, anche, di storie di banditi. Alcuni di questi personaggi entrarono nella leggenda per le loro gesta ma anche per come riuscirono a darsi alla macchia dopo l'arresto. I poeti ne hanno narrato le loro storie in rima e in limba; molto interessante la raccolta di poesie "Cantones de bandidos" (Edizioni La Torre)a cura di S. Tola. Una delle tante storie è quella di Samuele Stocchino (1895-1928) noto come la "Tigre di Arzana"(o dell'Ogliastra) a cui Sebastiano Pittanu Moretti gli dedicò ben 279 ottave inserite in questa raccolta. Distintosi come Ardito nella Grande Guerra per il suo coraggio nel prendere le postazioni nemiche, successivamente decise di disertare. Venne accusato di rapina e quindi arrestato. Riuscì a fuggire dandosi alla latitanza. Si agirò per diversi anni nei monti intorno al paese vendicandosi su chi lo aveva ingiustamente denunciato ma anche su coloro che volevano intascare la taglia. Furono gli stessi amici, pare, a fargli fare la tragica fine denunciandolo ai carabinieri. Trumas Una frunza 'e murta/ ti ponzo po amentu Sas animas de totu sos mortores Paritzos in dilìriu/ de 'ochire s'anzone (Una fronda di mirto/ ti metto nella tomba per ricordo/ Ora riposa e ascolta/ le voci del vento/ Quando più non ti illumineranno/ Il sole la luna e le stelle/ loro ti riporteranno / le amare parole ./ postato da: Bardaneri | 09:05 | commenti (6) venerdì, aprile 02, 2004
A sa rubia bandera
.....e che non cessi mai di sventolare! postato da: Bardaneri | 17:36 | commenti (5) |
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