Andende a Bardanare. Sa notte, amigos mios, est iscura Che-i su trumentu; passat furiosu Su entu e sighit s'aba a istrasura. Su procalzu est betzu e sonnigosu E in cust'ora dromidu est che procu E no intendet nè dannu nè gosu, Non solu de intendere unu tzocu, Pro chi sas arulas sìene serente A su cuile 'e Bau 'e su Trocu. Leade sos fusiles lestramente "E andemus a fagher sa bardana" Gai nèidi in tonu prepotente, Mimia Monni cun boghe 'e campana In su cuile 'e s'àbile a sos pagos Amigos chi su notte acuilana Che a matzone subra sos serragos. Bobore Crispu, unu giovanu De vint'unu annos chi leiat sos tragos E los frundiat che fustes lontanu, E in sos atacos lestru e atrividu; Bi fit Frantziscu Mannu e Bustianu, Pili Martinu e Bobore Bandinu, Tres omines chi in totu vid'insoro Mai biu, ne mortu ana timidu In totu Nuoresu e Logudoro. "Avanti oh coraggiosa cumpagnia!" Narein a una oghe a unu coro Totus chimbe che una marrania. E s'avviein lestros, ben armados In mesu a su entu forte, a s'istratzia, Che una truma d'iscomunigados. (Antioco Casula - Montanaru)

Commento: Mancai Antiogu Casula (Montanaru) fèssidi sardu e àpada pintau is bardaneris a cumenti delinquentis (in custa poesia si còntat, scedau, de unu poburu procraxu becciu e sonnigosu vittima de una bardana) segundu a cantu narant is meris cuntinentalis, ca ndi chistionant de issus a cumenti genti prepotenti e chentza perunu scrupulu, custu est sceti una cara "negativa" de is bardaneris, cunsideraus de totus cumenti delinquentis e bandidus. Tocat de donai luxi noa po torrai beridadi a-i custa antighissima froma de resistentzia pupulari contras de s'invasori chi beniat de su mari (is invasoris de turnu): furat s'arricu e su poburu si ndi ddu torrat a pinnigai!. Difatis a fai una bardana ollia nai ca non fiat a fai una rapina o arratzia, ma un'atzioni repenti (fentomada fut sa bardana de Orosei cun prus de centu cavalieris, chi nd'iant pinnigau is benis de unu meri mannu de sienda) po fai biri ca is bardaneris (balentis) fiant contra a is dominadoris, nous e beccius, e contras a is arricus de is biddas e citadis sardas. Certu est, perou, ca tocat a cundennai cussu chi si nd'est aprofitau po s'arricai a is palas allenas, tirendindi onori a-i custa froma, torreus a nai de resistentzia populari sarda. Bardanas in donnia logu...contra onnia froma de prepotentzia strangia e locali!. Po-i custu si nau "atzia sa conca Populu Sardu e ghetanci a mari su prepotenti strangiu impari a sa tzerachia nosta". Su Bardaneri

SA GENTI ARRUBIA

               SA GENTI ARRUBIA
vita e miracoli del popolo sardo

giovedì, aprile 29, 2004





Duru Duru Duru Duruseddu
Mercoledi 28 Aprile 2004 ore 19:52:33

Tornare in Sardegna? magari. Il lavoro? Non c'è problema.
La fantasia non mi manca. Sono una donna creativa e girovagante.
E potrei integrare con un orto biologico e qualche pollastro ruspante. Magari li farei morire di vecchiaia perchè nn so se avrò il coraggio di assassinare una gallina, ma chissà, col tempo..(questa è la differenza che c'è tra chi cresce in una città e chi non si stacca dalla vita rurale o pastorale. il rapporto con gli animali)
Di questo e altro parlavo con mia madre oggi pomeriggio guardando delle foto, e lei mi ha ricordato questa filastrocca:
Duru Duru Duru Duruseddu
moltu est s'ainu nieddu
sos colzos c'amos in Bosa
po mol faghere sas iscrappas
altas las cheres o bassas?
O a punta e calcanzeddu
Duru Duru Duru Duruseddu

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

La morte di un asino è cosa triste e sgradita.
Muore un compagno di lavoro.
E che lavoratore. quasi come un mulo.
Unu burriccu, riesce a trasportare tanto
materiale per quanto è suo peso per intero.
Pesa 100? Porta 100.
Rimarrai sempre nei nostri cuori, ed è onorando la tua memoria,che mangeremo la tua carne, dolce e diversa dalla carne ovina, e useremo le tue pelli.
Ora si viaggia con i fuori strada, con i furgoncini, con i motori, ma la morte dell'asino nero rimane una grande disgrazia


E anche oggi ho parlato di politica, anche se qualcuno pensa di no.
Personalmente, dedico "sa die de sa Saldigna" alla lotta per la pace, contro l'invasione degli eserciti, alla lotta contro la colonizzazione e lo sfruttamento della nostra terra per fini bellici.
no basi no guerre no militarizzazione no eserciti.




































postato da: amara | 07:21 | commenti (2)

mercoledì, aprile 28, 2004


 




postato da: amara | 23:35 | commenti (2)

Fotocamera digitale: scatti da imprimere nella memoria da 16 mb.

Gli altri scatti, nella memoria dei due, Bard e Mmarnademon, indelebili ed eterni nei meandri celebrali.Fotocamera digitale: scatti da imprimere nella memoria da 16 mb.

Gli altri scatti, nella memoria dei due, Bard e Mmarnademon, indelebili ed eterni nei meandri celebrali.

L'ultimo, impresso nella memoria digitale, il tramonto nel vulcano spento.

Cosa ricorderanno quei due: l'elaborazione intima e personale di questi flash.

Le emozioni e i sentimenti appartengono a loro, non possono essere di dominio pubblico.

Il resto, quello che hanno visto, eccolo! ... in tre tranches.

I.
Due orologi da polso che segnano le 17.00; un cancello poderale a due ante aperto; due roulotte tedesche bianche con le biciclette, bambini biondi che escono da una di queste coi genitori; cartelli di legno che indicano direzioni da seguire; strada fangosa con pozzanghere; cavallini della Giara al pascolo; macchina blu che percorre la strada schizzando fango dappertutto; cisti, asfodeli e sugheri piegati dal maestrale; uno stercorario negli sterpi; un po di pioggia mista a vento; cielo azzurro nuvoloso .

II.
Laghetto dell'altopiano della Giara; uccelli in volo; due pastori che scaricano balle di fieno per le pecore; cinque vacche sul ciglio del sentiero; scrofa e maialetti color cinghiale; muretti a secco; cd musicali di Elena Ledda, launeddas, tenores e Paolo Fresu; due mani che si sfiorano; "pinnetu" in uno spiazzo; interno ben asciutto; loro due soli; panini imbottiti per una fame da lupi; fuori ancora pioggia.

III.
Sole che tramonta; macchina blu che si mette in moto; strada in discesa; abbeveratoio sotto un leccio; panorama primaverile bellissimo; sotto, le case di Gesturi; tergicristallo in azione; vetri appannati; cartina stradale del Montiferro; tornante a gomito per ingresso di Nuragus; dallo specchietto retrovisore il Sarcidano che velocemente scompare; di fronte il tramonto, fra Il vulcano di Genoni e la Giara.

I loro occhi e il loro cuore hanno visto queste cose, gli altri potranno solo immaginarle.

 




postato da: Bardaneri | 09:57 | commenti (1)

domenica, aprile 25, 2004

Tre flash ... on the road

1.
"Che paese è quello che si vede dopo il cavalcavia?"
"Sanluri, Seddori in sardo"
le rispondo "Questo paese è conosciuto per il pane, su cifraxu".
Mi replica mm "Mi sa che l'ho già sentito per qualcos'altro".
"Non ti sbagli, è il paese di Mr. Tiscali" le dico, mentre metto freccia per immettermi nella strada per Villamar.
"Ma scusa dove stiamo andando, ora?"
"Beh! data l'ora e se il tempo si mantiene così riusciamo a visitare la Giara".
"Dai! entriamo a Sanluri, il viaggio non si complicherà di certo. Una visita veloce, giusto per assaggiare il pane"
"Aggiudicato".

2.
"Sos lugores de sa die sunis serentes
ma sa lughe in coro non torrat prus..."
"Senti mm che musica, certo non ha un testo allegro, ma si sposa bene con la giornata".
"Questo brano l'ho già sentito, canta Elena Ledda, almeno credo ..." esclama mm portandosi la mano alla fronte.
"Eya, proprio lei. "Rosa e resolza" di "Maremannu"; pensa che era famosa in Francia e qui da noi non la conosceva nessuno, tranne i più attenti al genere etno-jazz o worldmusic, almeno così chiamano tutto quel calderone della musica etnica. Questa copia l'ho masterizzata per te ....  alla faccia del copyright!"
In silenzio ascoltavamo la musica, immersi nel verde della Marmilla, mentre faceva capolino un pallido sole di breve durata.
"Quello è il Nuraghe di Barumini. "Su Nuraxi". Ci sgranchiremo le gambe, ajò scendiamo, parcheggio la bard-mobile in questo spiazzo".

3.
"No non ci credo, si sta facendo tardi, e noi qui ancora a catzeggiare.
Dai de pressi ca si no non ci dda faeus a biri is cuaddeddus de Jara".
(bard-me-medesimo con tono preoccupato)
"Ma la Giara è ancora lontana?" mi dice mm mettendo la borsa nel sedile posteriore.
"La sopra, lo vedi, questo è l'inizio del tavolato, ci conviene entrare da Gesturi"
"Ajò"dico, mentre innesto la prima e guardo lo specchietto retrovisore.
"Eya, però voglio vedere i cavallini" dice mm tutta contenta
"Metti la cintura e poni musica, magari riusciamo a vederli al pascolo, vicino ai laghetti".
e ... la guardo intensamente negli occhi.

 


























postato da: Bardaneri | 14:46 | commenti (3)

giovedì, aprile 22, 2004

sulla strada

della memoria



Sono sulla riva, da questa parte del mare.
Sto osservando l'0rizzonte verso ovest.
Il traghetto è già partito, e si mischia alla notte come una goccia di acqua in una pennellata di tempera.
Col miocannocchiale a infrarossi, vedo bene la sagoma e le luci che lo posizionano alla vista degli altri.
Non c'è problema.
Siamo in molti ad essere trapiantati, proprio come gli eucalipti, quelli che lasciano un profumo speciale nell'aria. Chi si parcheggia un attimo sotto questi boschetti, di cui i margini delle strade, strette e contorte, sono pieni, rimane fermo, a capire, da dove viene quell'odore così particolare che ha l'aria in Sardegna.
Questi alberi vengono da lontano. Non sono piante autoctone.
Sono state importate per la loro capacità di crescere velocemente.
Dopo i disboscamenti selvaggi, attuati dai vari colonizzatori, dai tempi dei Romani in poi, la necessità di trovare legname è diventata impellente. Proseguire allo scavo delle miniere, allo sfruttamento totale del territorio,....per il puntellamento delle gallerie.
Questo mi diceva mio padre, che da giovanissimo, prima di sradicarsi, aveva lavorato nelle miniere della zona di Iglesias.

Eccoci qui sulla penisola.
A crescere inutilmente, perchè il mercato del lavoro nn ci richiede più.
Come dannati?..oppure come fenicotteri rosa,cerchiamo il nostro stagno, senza nemmeno più sapere da dove arriviamo.
(Amnesia, certo, dovuta ad uno stress post trapianto.)
Succede questo.
La penisola sta iniziando il rigetto.
Mi avvicino al mare, sempre volentieri, e aspetto l'onda, nel caso che il traghetto sia già partito.
E subito, appena l'acqua salmastra mi appoggia a terra, dall'altra parte, mi alzo, una scrollatina agli abiti, e finalmente riaggancio la mia storia originaria.
Questa capacità di spostarmi sulle onde e trovarmi in Sardegna nel tempo di una telefonata, mi è stata trasmessa dagli antenati, più da vicino da mia nonna. Strega e saggia donna. Molto pratica e poco fumosa, appunto.
Anche lei estirpata e trapiantata, ma in tarda età.
Così posso mischiare le carte del tempo, e raggiungere prima il poi e poi il prima.
---------
In direzione degli stagni con Barda ad osservare "sagentiarrubia".
Sa genti arrubia è anche il titolo di un inserto che elaboriamo insieme, interno ad una rivista bimensile.
I fenicotteri ci hanno ispirato per definire il percorso di questo lavoro.
E da là siamo partiti per verificare quello che virtualmente abbiamo intrapreso insieme. Ripercorrendo una strada, quella della memoria.
Io nn sono una grande chiacchierona. Prima scruto e osservo. Poi, la certezza di essere con una buona guida nn mi ha messo fretta.
La curiosità grossa era verso di lui.
Come lo immaginavo e come è nella realtà. Nel percorso comune, di martedì scorso, sulle strade della memoria
































postato da: amara | 19:53 | commenti (1)

Nei sentieri della nostra memoria. 2

Entrare a Cagliari dall'asse mediano ti dà un'altra dimensione. Tanto più se tieni una media oraria intorno ai 60/80 km. Hai subito modo di capire dove ti trovi. Certo l'ingresso dal porto è più classico. Ma anche da quì si capiscono molte cose. Cagliari: il centro del potere e dei gangli dei poteri della cosiddetta Borghesia Comporadora isolana. Eh si perchè a Cagliari, da sempre, anche grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo, si è stabilita l'èlite del "comando amministrativo" dell'isola. I figli e discendenti dei "potenti" e, talvolta dei "prepotenti", passando indenni in mezzo a tutte le varie dominazioni. Centro amministrativo, centro di potere, centro di scambi commerciali, centro di decisioni (anche se troppo spesso filtrate dal governo centrale). Dicevo che entrare dall'asse mediano ti permette di ottenere un'ottica differente. Subito ti trovi in mezzo ai palazzi popolari del C.E.P. e ... in un batter d'occhio, a sinistra, come un flash: lo stagno di Molentargius. Martedì mattina ci passavamo con la bard-mobile, io e mmarnademon, proprio in mezzo, i tergicristalli in azione, ancora un poco di pioggerellina, guardavamo, parlavamo, ci conoscevamo. Eravamo dove dovevamo essere. Da un lato Monte Urpinu (col suo splendido belvedere) dall'altro lo stagno. E commentavamo, la mia amica ricordava la sua infanzia e le rare volte che veniva a Cagliari, io a fare da Cicerone in mezzo al cemento metropolitano, entrambi con l'idea ben chiara in testa: andare a trovare il "phoenicopterus ruber" meglio conosciuto in limba come Sa Genti Arrubia. Sapere che, dopo vari tentativi andati a vuoto di nidificare in quella parte del mondo, i fenicotteri erano riusciti prepotentemente a stabilirsi con la dignità che meritavano, in barba a tutti gli gli studi ornitologici, e che si moltiplicavano a vista d'occhio ci inorgogliva. Tenacia e caparbietà, ma sopratuto concretezza, di questi volatili ci faceva capire che quella era l'inizio giusto e il sugello della nostra collaborazione. Scrivere, commentare, fotografare e parlare di loro, a pochi metri voleva dire scrivere e parlare di noi: popolo sardo sparso nel mondo, "disterraos", emigrati, ma sempre con la memoria dell'appartenenza. Insieme in questo viaggio della memoria. Così dicevamo, io e mm., appena giunti lì a pochi passi da loro, con la fotocamera digitale pronta ad immortalare il loro volo, la loro dignità , il loro esistere con fierezza, che corrispondeva alla nostra continua esistenza e resistenza. E così ricordavamo il mio post di "Vita quotidiana" dove sottolineavo che "Il popolo sardo è ancora vivo. Resiste. Nonostante le dominazioni di turno, esistiamo ancora. Non ci avete cancellato. Il nostro è un popolo tenace ...". Noi guardavamo loro dentro lo stagno, nella brezza marina e le poche gocce di pioggia rarefatte; alle nostre spalle il Poetto. Poco dopo un cafè ai chioschi. Due passi nella batigia, negli spruzzi delle onde che si infrangevano a riva, vicino alla Sella del Diavolo (zona militare!). Pronti per continuare il viaggio, verso un'altra meta stabilita. Prima di uscire da Cagliari era d'obbligo, però, vederla dall'alto, da Monte Urpinu e dal colle Buoncamino. Poi subito subito fuori città.

Mentre scrivo mmarnademon ha già postato il secondo spicchio del suo racconto ... in sardegnaamoremio.blog.splinder.it , lo leggo e rileggo, insieme con la memoria di un popolo, per raccontare la nostra gente. Sa genti Arrubia.

postato da: Bardaneri | 11:19 | commenti

martedì, aprile 20, 2004

Nei sentieri della nostra memoria. 1

Mi sono chiesto un sacco di volte se gli scrittori americani della beat generation abbiano avuto le stesse sensazioni che ho avuto io ogni volta che ho intrapreso un viaggio; sto parlando di tutti i miei viaggi, a piedi o motorizzato, con mezzo proprio o altrui (magari in treno), all'interno della mia terra. Percorrendo le strade della nostra isola strette, pianeggianti, erte, fangose o acciottolate, in terra battuta o ... asfaltate. Le strade che prima di me hanno percorso i miei avi, nelle eterne transumanze,  i miei conterranei e, in tempi più recenti, i camminatori del mondo (turisti stranieri o "continentali"). Il vantaggio di questi scrittori, dicevo, è stato quello di avere avuto la possibilità di scelta fra le larghe e comode autostrade, che incrociano e solcano gli States,  e altrettante larghe, anche se disseminate di buche, che si snodano fra le varie contee. Vantaggio che qui ti puoi scordare, unica strada "larga" è la centrale S.S. 131, il resto sono per lo più strade strette un po' tortuose e curve, il tutto però ben distribuito nel continente Sardegna, ben più piccolo di quello americano ma pur sempre un continente, crogiolo di culture e parlate, risultato della dozzina di dominazioni, che la fanno "unica" al mondo. Quindi tali scrittori potevano scorrazzare "on the road" col cervello in libertà, in "walk about", come dire "svaporato". Unico svantaggio, non potevano percorrere le strade della memoria del loro popolo, perché le loro radici erano e sono oltreoceano, e lì piombarono soppiantando ed azzerando una cultura che viveva in simbiosi con la natura, quella dei "natives" indiani. Io, invece, ho quella fortuna. Mi muovo, cammino, percorro, penso, in lungo e largo i sentieri della memoria di un popolo, quello sardo.
A tutto questo pensavo martedì mattina, il giorno dopo pasquetta, a bordo della mia bard-mobile, andando all'incontro fissato da tempo. Un viaggio pensato, studiato, organizzato e, soprattutto, voluto da me e mmarnademon, la mia amica blogadora conosciuta in rete, con cui collaboro al progetto sagentiarrubia.splinder.it . Conoscenza virtuale che presto sarebbe diventata realtà, con un viso, un corpo, una voce. Questo volevamo e questo doveva divenire reale. Tutto all'insegna di una caratteristica tipica di noi sardi: la concretezza. Le cose eteree, fumose e virtuali stridono col "concreto" della nostra identità. E la mia amica non fa eccezione essendo anch'essa sarda, sebbene trapiantata oltre il mare, sarda nel corpo e nello spirito, ma sopratutto nella volontà. Di certo il tempo non ci ha dato una mano. Pioveva da più di una settimana e quel martedì, da noi concordato, non faceva eccezione. Il primo di tanti piccoli segnali che parevano scoraggiare quell'incontro. Pensate che alla visione del cartello di cambio provincia venni salutato da una grandinata sotto un cielo scurissimo che avrebbe scoraggiato Kerouac in persona, a nulla potevano i tergicristalli della macchina, non si vedeva a un palmo dal naso. Ma non mi arresi. Il veicolo continuava la sua corsa. Fino al fatidico incontro. In una giornata avremmo dovuto concentrare un ricco programma stilato in "web": visitare luoghi, conoscerci, parlare, ascoltare musica, andare a "Su pinnetu" dimora del corpo e ... dello spirito.
Qui inizia il racconto e, per dirla con le parole del mitico  Kerouac, ...  "Il principio del nostro viaggio fu piovigginoso e misterioso" ("On the road", P.II, Cap. VI).
Tutto, o quasi, sapevamo l'uno dell'altra, ma tutto, o quasi, dovevamo dirci o sentirci dire. Il viaggio era cominciato. Destinazione "Sa genti arrubia", i fenicotteri stanziati nel golfo fra Cagliari e Quartu S.E. .
Via per la S.S. 131, noi due, a bordo della bard-mobile, nel pieno di una mattina piovosa e (...)"Improvvisamente stavamo correndo lungo le acque azzurre del Golfo" .
Il seguito … al prossimo post.







postato da: Bardaneri | 08:43 | commenti (1)

lunedì, aprile 19, 2004

In su koile de su Bardaneri

Fremente di curiosità, ho intrapreso un viaggio affascinante, con una persona particolarmente interessante.
Eccomi lanciata, come mille altre volte, dall’onda lunga del mediterraneo, che tanto fa soffrire chi ha il mal di mare, ma che a me concilia il sonno, e mi abbandona a terra, con soltanto l’esigenza di darmi una scrollatina agli abiti, e incamminarmi verso l’uscita del porto.
In Sardegna il sole ci ha colorati e forniti di Pinne e branchie. In questo modo ho potuto conoscere su bardaneri.
Io e lui ci siamo incontrati per blogs.
Appena sono arrivata da lui, e non so come, sono rimasta fulminata da quello che scriveva, e giorno dopo giorno, attraverso le letture e gli scambi di commenti, ho visto in lui qualcosa che mi sarebbe piaciuto approfondire.
Era come se lo stessi cercando, il bardaneri che esprimeva cose che intuivo ma non sapevo.
Quando ci siamo incontrati per la prima volta, per me è stato naturale dirigersi verso il suo pinneto, che io immaginavo molto più piccolo e scomodo. Sedersi insieme a lui accanto al braciere, situato nella parte centrale del pavimento di terra battuta.
Studiare i tratti del suo viso e movimenti. Il tono della voce e i racconti che scaturivano dalle nostre pance.
Guardare attentamente i suoi occhi per intravedere delle pagliuzze verdi.
Fuori dal tetto conico di frasche, la pioggia si posava come un velo sui nostri discorsi, e il calore del fuoco, ancora più accogliente.
Osservare con quanta naturalezza, prende gli agnellini per le zampe e li sposta da un posto all’altro per allattarli con il biberon.
Incantarsi a guardare la forma dei suoi occhi.
Abbiamo camminato pochissimo.
Lo stretto necessario per arrivare dalla Bard-mobile all’ovile, ambiente per me completamente sconosciuto ma intrigante.
Ecco due mondi che si toccano e si scrutano.
Si accarezzano.
La società pastorale e la società delle aree metropolitane.
La parte artistica e creativa di questi due mondi.
Emergono le differenze,
non motivo di allontanamento.
Motivo di curiosità.
Il rapporto con gli animali .
Mai crudele, ne da parte sua ne da parte mia, ma completamente diverso. E dettato da quella che è la nostra storia quotidiana.
Ad un certo punto, scesi dalla bard-mobile blu, abbiamo incrociato il passo di una scrofa con i suoi maialini, per metà cinghiali.
Ce ne era uno in particolare che aveva attirato la mia attenzione. Forse il più piccolino. Era un maialino con grossi pois sul manto. Il vero maialino a pois.
Molto carino,
subito un disegno con le matite acquarellabili,
certo,
in quello sfondo spettacolare dell’altopiano della giara .
Un maialino che mi faceva venire in mente un cartone di Walt Disney,..
… un sopravvissuto alla corsa degli arrosti.
Che non arrivi a pesare più di 5 kg. Mi raccomando.
Le carni tenere come il burro, che si sciolgono in bocca, in un delicatissimo sapore,
mai coperto da spezie e condimenti.
Il maialino arrosto, poi adagiato in un letto di mirto, come unico aroma che stuzzica questa delicatezza culinaria.
Chi non lo ha mai assaggiato, lo sogna di notte e chi lo ha mangiato è divorato dalla febbre del desiderio……e non sto esagerando
Il tramonto ha accompagnato il nostro ritorno, e la notte è quella che ci ha trovati per la strada.
La mattina è iniziata col suono delle nostre voci.
E conoscere Bard, era indispensabile, perchè molto piacevole.









































postato da: amara | 07:48 | commenti (3)

mercoledì, aprile 07, 2004

Su bandidu arzanesu.

La storia sarda è costellata, anche, di storie di banditi. Alcuni di questi personaggi entrarono nella leggenda per le loro gesta ma anche per come riuscirono a darsi alla macchia dopo l'arresto. I poeti ne hanno narrato le loro storie in rima e in limba; molto interessante la raccolta di poesie "Cantones de bandidos" (Edizioni La Torre)a cura di S. Tola. Una delle tante storie è quella di Samuele Stocchino (1895-1928) noto come la "Tigre di Arzana"(o dell'Ogliastra) a cui Sebastiano Pittanu Moretti gli dedicò ben 279 ottave inserite in questa raccolta. Distintosi come Ardito nella Grande Guerra per il suo coraggio nel prendere le postazioni nemiche, successivamente decise di disertare. Venne accusato di rapina e quindi arrestato. Riuscì a fuggire dandosi alla latitanza. Si agirò per diversi anni nei monti intorno al paese vendicandosi su chi lo aveva ingiustamente denunciato ma anche su coloro che volevano intascare la taglia. Furono gli stessi amici, pare, a fargli fare la tragica fine denunciandolo ai carabinieri.
Piero Marras, l'artista sardo per antonomasia, che da tempi non sospetti ha iniziato un percorso musicale tutto in limba (già da quando "non era di moda") a partire dagli anni '80 con "Abbardente" fino alla recente raccolta "B'est" (che significa "C'è" a dispetto del gioco di parole con il termine inglese "Best" - il meglio) gli ha dedicato un brano, "Trumas", Torme, scritta da Paolo Pillonca. Il brano si trova inserito in "Tumbu" ma anche in "Sa oghe 'e Maria", e mette in risalto la figura dei traditori a cui Stocchino lancia un anatema "totu sos chi m'an endidu/ an tentu sorte mala" (Tutti coloro che mi hanno venduto/ hanno avuto mala sorte).

Trumas

Una frunza 'e murta/ ti ponzo po amentu
Como pasa e iscurta/ sas boghes de su 'entu
Cando no t'an a allughere/ sole, luna e isteddos
Issas ti ch'an a jughere/ sos ranchidos faeddos

Sas animas de totu sos mortores
Las truvan sos diaulos a trumas
Sos printzipales cun sos traitores 
Suta sa temporada paren grumas

Paritzos in dilìriu/ de 'ochire s'anzone
Los teniat a inghiriu/ che canes a murone
Ite es' chi lis a rendidu/ a mi mutzare s'ala
Totu sos chi m'an bendidu/ an tentu sorte mala

(Una fronda di mirto/ ti metto nella tomba per ricordo/ Ora riposa e ascolta/ le voci del vento/ Quando più non ti illumineranno/ Il sole la luna e le stelle/ loro ti riporteranno / le amare parole ./
Le anime di tutti gli assassini/
Sospinte dai diavoli a torme/
I padroni coi traditori/
Sotto il temporale sembrano grumi.
Parecchi in delirio/ per uccidere l'agnello/ Lo circondavano/ come i cani col muflone/ Quanto danaro gli ha reso/ a tagliarmi l'ala/ Tutti coloro che mi hanno venduto/ hanno avuto mala sorte.

















postato da: Bardaneri | 09:05 | commenti (6)

venerdì, aprile 02, 2004


Alla Bandiera Rossa
(Pier Paolo Pasolini - La religione del nostro tempo)


Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa,
tu devi realmente esistere perchè lui esista:
chi era coperto di croste è coperto di piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese africano,
l'analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi sensi:
tu che già vanti glorie borghesi e operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.

A sa rubia bandera


Pro chi conoschet petzi su colore suo, bandera rubia,
tue bi depes essere pro chi issa bi siet:
chie fut prenu de crostas est prenu de piagas,
su zornaderi diventet pedidore,
su napoletanu calabresu, e-i su calabresu africanu,
su chi no ischit iscrier diventet bufala o cane.
Chie belle belle conoschiat su colore tuo, bandera rubia,
est a curzu de non ti conoschet prus, mancu cun sos sensos:
tue chi vantas glorias borghesas e operaias,
torra istrazzu, e-i su prus poberu ti isventolet

.....e che non cessi mai di sventolare!























postato da: Bardaneri | 17:36 | commenti (5)